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1) Storia delle armi corte

La nascita della polvere da sparo


 

Le prime armi da fuoco

L'arma da fuoco è una macchina capace di lanciare a distanza una massa (proiettole), utilizzando la forza di propulsione dell'azione espansiva dei gas prodotti dalla combustione della polvere da sparo, che può essere considerato come il carburante  necessario per il funzionamento dell'arma. La scoperta della polvere da sparo (polvere nera) viene attribuita al monaco tedesco Bertoldo Schwarz intorno al 1250, anche se alcuni studiosi fanno risalire ai cinesi o agli arabi la formula di fabbricazione della polvere da sparo. Si racconta che Schwarz era intento a fare esperimenti di alchimia nel sotterraneo del convento e pestando il carbone vegetale polverizzato,salnitro e zolfo all'interno di un mortaio, si sprigionò una grande fiammata: probabilmente nata da una scintilla causata dallo sfregare del pestello nel mortaio.

Fino al 1890 la polvere nera era composta dal 75% di salnitro, 13% da carbone di legna e 12% di zolfo, il miscugliio era tagliuzzato veniva poi tagliuzzato in parti finissime (come la farina) e bruciava troppo in fretta per fornire una pressione adeguata da parte del gas. In seguitò si scoprì che aggiungendo dell'alcool si creava un impasto da cui passandolo per un setaccio si ricavavano grane di diverse grandezze, in modo che la polvere a grani grossi bruciasse meno in fretta per creare così una maggire forza propulsiva, e quella fine venne usata per l'innesco. I primi ordigni vennero chiamati "vasi da fuoco" (per la loro forma) e risalgono al XIII secolo. I primi proiettili furono dei dardi di ferro o palle di pietra, successivamente vennero usate delle palle di ferro. 

La bombarda era fabbricata con doghe di ferro che formavano un cilindro ermeticamente chiuso nella parte posteriore e di aspetto era simile ad una botte. Si caricava dall'apertura anteriore dove veniva inserita la polvere da sparo e la palla di ferro. Una volta inseritoli venivano prestati con un bastone di legno o di metallo; nella parte che usa era presente una piccola cavità che comunicava con la camera interna dove veniva posta invece la polvere Fina. Per sparare bastava quindi accendere una miccia a lenta combustione che una volta arrivata alla polvere del innesco bruciava la polvere innestando l'esplosione del proiettile. In poco tempo sorse la necessità di utilizzare un'arma individuale capace di essere trasportata da un solo uomo; le prime armi individuali erano simili alle bombarde ma più piccole; l'unico inconveniente e che erano molto scomodo in quanto si dovevano appoggiare o sopra al torace o sopra un sostegno fissato al suolo; queste armi presero il nome di schioppetti. Ben presto si sentì la necessità di costruire un'arma da potersi tenere con una mano sola e da allora l'evoluzione tecnologica ha creato, durante i secoli,1 quantità enorme di modelli di armi da fuoco .

Le armi a miccia

Il problema, delle prime armi da fuoco portatili, era che il tiratore perdeva molto tempo a caricare l'arma. Soltanto nel 1400 si inventò un meccanismo di accensione a miccia che accelerò questo processo. La miccia era fatta da un pezzo di corda bagnata con una sostanza combustibile che veniva fissata ad un morsetto sulla casa dello schioppo. Dopo molte modificazioni l'impugnatura dotata del calcio e la culatta fu spostata lateralmente; anche il folcone fu spostato e dotato di un piccolo contenitore simile a un cucchiaino dove veniva posta la polvere da innesco. Il bacinetto fu dotato di un copri bacinetto che impediva alla polvere di cadere quando l'arma veniva spostata e che una volta alzato dava la possibilità di sparare. Anche il grilletto subì delle modifiche: divenne più corto e viene dotato di un ponticello che lo assicurava contro gli urti accidentali. Questo tipo di arma da fuoco fu adoperata fino al 1600 in quanto era molto economica e facile da pulire.

Le armi a ruota

Il problema, delle armi ad accensione a miccia era costituito soprattutto dal maltempo, infatti, bastava che piovesse tirasse vento e l'arma poteva incepparsi fatalmente. Gli studi successivi portarono alla nascita del meccanismo chiamato "a ruota" che utilizzava, per accedere alla carica,1 sistema simile a quello degli accendisigari di oggi. Era fatto da una ruota zigrinata, posta sulla cartella, che aveva il margine superiore e penetrava in una fessura posta nella base del bacinetto. Nella cartella è stato posto un grosso cane a forma di collo d'oca che veniva mantenuto nella sua posizione da una molla a forma di V. Questo cane racchiudeva, tra due ganasce,1 pezzo di pirite. la ruota, veniva fatta girare per tre quarti di giro, tramite una chiavetta che era inclusa nell'arma, fino a quando un dente bloccava la ruota facendole tirare, tramite una catenella,1 robusta molla. Per sparare bastava alzare il copri bacinetto, abbassare il cane fino a far toccare la pirite con la ruota zigrinata e premere il grilletto.

Le armi a pietra focaia

Anche questo sistema di accensione però si presentava eccessivamente costoso e complesso ed inoltre il tiratore era costretto ad una continua manutenzione dell'arma. Per rendere più semplice l'arma, gli studiosi eliminarono la ruota e sostituirono la pirite con la pietra focaia che era molto più resistente. Quando si voleva sparare bastava premere il grilletto e il cane scattava in avanti e, unitamente alla pietra focaia, colpiva una piastra d'acciaio producendo la scintilla che innescava la polvere da sparo posta all'interno del bacinetto. Questo tipo di arma ebbe il suo periodo di splendore tra il 1600 e il 1800. Questo sistema, chiamato anche a “focile” diede il nome agli attuali fucili soprattutto perché veniva utilizzato per le armi a canna lunga. Un'altra innovazione importante è stata l'invenzione delle cariche preconfezionate che venivano portate dentro astucci il legno chiamati Bossi.

Le armi a percussione

È stato un pastore protestante scozzese, agli inizi del diciannovesimo secolo, a studiare le proprietà di determinati composti chimici fulminanti che producevano una rapida accensione della carica. Questi composti avevano la proprietà di scoppiare sotto l'effetto di un urto. Nei primi cinquant'anni del 1800 si sperimentarono diversi tipi di sistemazione della miscela fulminante ma quella migliore fu rappresentata dalla capsula cilindrica di rame a pareti sottili che aveva la forma di un bicchiere capovolto e che conteneva, sul fondo, la miscela fulminante che veniva fissata ed impermeabilizzata con un collante. Questa capsula veniva poi posta sopra ad una bocchetta del focone (lumi nello) che era collegato direttamente con la camera da scoppio posta nella canna. Quando il cane, la schiacciava, faceva immediatamente detonare la miscela che proiettava una fiammata attraverso i luminello ed incendiava la carica facendo partire il colpo.la prima arma da fuoco funzionante, con questo sistema, fu prodotta nel 1825 negli Stati Uniti.

La rigatura

La nascita della rigatura non è accertabile; alcuni studiosi sono convinti che gli antichi armaioli rigavano l'interno della canna per farvi depositare i residui catramosi della combustione; sempre secondo questa ipotesi, questi solchi erano inizialmente normali alla direzione della canna mentre, soltanto in seguito, divennero elicoidali per trattenere maggiormente questi residui. Il vantaggio, di questo tipo di rigatura, è che imprime una rotazione al proiettile rendendolo più stabile. Naturalmente affinchè il proiettile venga rigato è necessario che aderisca completamente alle pareti interne della canna. I primi tentativi furono di inserire un proiettile più grande della canna oppure di avvolgere i proiettili con delle pezze o delle pelli unte di grasso ma resta il fatto che finché queste armi conservarono il caricamento ad avancarica non vi furono progressi. Soltanto con la scoperta del sistema di caricamento retrocarica fu risolto questo problema.

La retrocarica

I primi esperimenti con questo sistema furono realizzati in Francia. Nacquero qui infatti le cartucce che altro non erano che dei contenitori in cui venivano messi insieme polvere da sparo e pallottole. Grazie allo sviluppo di quest'idea, nel 183061 armaiolo tedesco elaborò il fucile ad ago a retrocarica.è proprio in quest'arma della cartuccia si presentava veramente completa: la polvere da sparo veniva posta, insieme alla pallottola e alla miscela fulminante, in un involucro. La culatta si occupava del caricamento mentre un lungo ago aveva il compito, spinto da una molla, di penetrare la cartuccia per colpire la base della pallottola e quindi l'innesco.

Le cartucce a spillo

Un armaiolo francese, nel 1836, brevettò il sistema di percussione a spillo. Questo sistema si basava sulla percussione per battuta del cane sopra a uno spillo metallico che era posizionato in maniera perpendicolare al bossolo, all'altezza del fondello, dov'era posta la polvere fulminante. La cartuccia veniva introdotta nell'arma tramite la culatta ed un intaglio consentiva l'alloggiamento dello spillo. Le prime cartuccia erano composte da un tubo di cartone che veniva inserito in un fondello di rame o ottone e soltanto dopo qualche anno si devono la cartuccia con corpo metallico. Con questo nuovo tipo di cartuccia avveniva il primo passo decisivo nella risoluzione del problema dovuto alla fuga del gas della culatta. Grazie all'elasticità nei fianchi del bossolo, che si dilatavano sotto la pressione dei gas, si è potuto eliminare questo problema.

Le cartucce a percussione anulare

Due armaioli francesi brevettarlo una cartuccia fatta da un bossolo di rame a pareti sottili con un orlo posto sul fondello dove veniva contenuta la miscela detonante e la pallottola. Aveva però un problema: era priva della polvere della carica di lancio e quindi la sola detonazione innestava poca energia dando una potenza molto limitata alla pallottola. Per ovviare a questo problema venne aggiunta una quantità di polvere da sparo all'interno del bossolo che aveva la funzione di carica propulsiva. Furono due armaioli inglesi Smith e Wesson a migliorare e perfezionare questa tecnica portando alla nascita del revolver moderno.

Le cartucce a percussione centrale

Fu ideata grazie al contributo di vari armaioli; oggi è il tipo di cartuccia più usato ed è composta da una miscela fulminante contenuta in una piccola capsula di rame che è inserita in un buco posto al centro del fondello. Quando viene percossa, la capsula si deforma, comprimendo la miscela fulminante e facendola detonare; si produce così una fiamma che si trasmette alla polvere della carica che posta nel bossolo.

Il revolver

Il primo tipo di revolver nacque nel 1845 si chiamava Pepperbox; questa pistola era formata da un fascio di carne che venivano unite intorno ad un alberino centrale oppure forati in un unico blocco. Nei primi esemplari si utilizzava il sistema di accensione a miccia è soltanto in seguito, grazie ai nuovi sistemi, quest'arma divenne più rapida e quindi largamente usata. Nei primi modelli le canne dovevano essere girate in maniera manuale e solo dopo qualche tempo, grazie alla tecnologia, venne introdotto un meccanismo che, al sollevamento del cane, faceva ruotare la canna in successione. Un altro perfezionamento fu quello di creare delle rivoltine a doppia azione dove, la pressione del grilletto produceva sia l'armamento del cane che la rotazione del fascio di canne. Fu, S. Colt nel 1836 a ideare un'arma che possedeva, invece di un fascio di canne,1 tamburo di camere a rotazione: era nato il revolver. Il primo aveva un sistema ad avancarica ad azione singola ovvero dopo ogni sparo si doveva armare manualmente il cane. Questo tipo di pistola, aveva però un problema: il blocco canna tamburo poggiava soltanto su un unico asso avvitato al castello e, l'uso eccessivo dell'arma, faceva perdere l'affidabilità. Fu Remington a risolvere questo problema creando un revolver che aveva il tamburo che nuotava l'interno di un telaio chiuso abitato alla canna. Il primo revolver a tamburo forato fu brevettato sempre da Smith e Wesson nel 1865 mentre il revolver che sarebbe diventato un mito, nella storia, fu creato nel 1873 possedeva un telaio chiuso dotato di sportello di caricamento alla culatta e bacchetta-estrattore afflitta parallela alla canna. Uno dei problemi i più assillavano gli armaioli era quello dell'espulsione dei bossoli vuoti che dovevano essere tolti per poter ricaricare l'arma. Nei primi modelli il bossoli vuoti dovevano essere tolti dal tamburo facendo perdere eccessivamente tempo soltanto dopo qualche tempo fu creato una rivoltella che aveva un sistema che espelleva automaticamente il bossolo vuoto. Il primo revolver automatico fece la sua apparizione in Inghilterra nel 1901; il primo colpo veniva armato manualmente dal cane e soltanto dopo lo sparo si attivava il meccanismo che li caricava automaticamente il cane ed il tamburo. Il revolver moderni hanno un sistema di incastellatura a blocco unico ed il tamburo è montato sopra un'intelaiatura indipendente unita, alla parte anteriore, dall'incastellatura stessa. Lo scatto a un sistema a doppia azione selettiva che dalla possibilità di sparare sia in singola che in doppia azione. Questi sistemi rendono la pistola robusta e sicura e gli donano praticità e rapidità di funzionamento.

La pistola moderna

È soprattutto dopo l'avvento delle polveri a base di nitrocellulosa, che miglioravano il rendimento balistico riducendo i residui della combustione, che si è pensato ad un sistema d'arma che permettesse lo sparo in successione. Grazie a questa polvere si è passati a fabbricare cartucce con bossolo metallico più potente e resistente; queste pistole erano chiamate a presa di gas perché l'energia che si sprigionava dalla combustione della carica di lancio, oltre a a far partire il proiettile, veniva utilizzata per far partire tutti meccanismi dell'arma stessa. Al momento dello sparo, la camera di cartuccia si apre espellendo il bossolo e riarmando sia il cane ho il percussore; la molla di recupero dell'otturatore, che nella fase di arretramento si era compressa, si distende rimandandolo nella posizione iniziale di chiusura incamerando una nuova cartuccia prelevata dal caricatore. Le prime pistole che possedevano degli automatismi furono inventate dagli austriaci; nello stesso periodo,1 americano, creò una pistola in cui l'otturatore chiamato "Ginocchiello" si apriva verso l'alto. Sia la canna che la culatta erano mobili e scorrevano in apposite guide ricavate nell'incastellatura mentre l'otturatore possedeva delle scanalature ricavate nella culatta stessa. Sia la culatta che l'otturatore erano resi solidali da un'articolazione meccanica formata da una leva che si agganciava all'estremità posteriore della culatta e in quella anteriore della biella. Quando si sparava, il sistema, spinto dai gas, si spostava all'indietro unitariamente facendo ruotare le leve; mentre la canna si fermava con un arresto visto, l'otturatore continuava il suo modo retrogrado facendo aprire la camera delle cartucce espellendo il bossolo vuoto e inserendo quello nuovo. L'unico difetto di quest'arma è che era pesante ed ingombrante. L'armaiolo P.P Maser inventò una pistola, chiamata modello 1896, dove la canna e la scatola della culatta erano unite in un unico blocco. la culatta mobile aveva delle apposite scanalature e si agganciava all'otturatore mediante il blocco di chiusura formato da due denti che si posiziona amano, d'arma chiusa, negli incavi posteriori dell'otturatore. Il serbatoio era posto davanti al ponticello del grilletto il che rendeva l'arma più equilibrata e maneggevole. Nel 1900 fu creata una delle pistole più usate nei campi di battaglia: la PARABELLUM; aveva lo stesso meccanismo di funzionamento della BORCHARD tranne qualche piccolo particolare. L'incontro tra armatori statunitensi e quelli europei vide la nascita della pistola modello 1900 che possedeva una canna fissa ed un carrello-otturatore rinculante; successivamente tramite delle migliorie nacque il modello 1903 che possedeva una cartuccia più potente. Alcuni miglioramenti apportati a questa pistola crearono il modello 1910. L'armaiolo Browing , che tanto aveva dato al miglioramento delle pistole europee, con i primi venti di guerra ritornò negli Stati Uniti dove ricominciò a collaborare con la fabbrica Colt creando la mitica pistola semiautomatica colt government 1911. Questa pistola aveva un corto rinculo e il vincolo meccanico della chiusura era formato da due tagli semilunari ottenuti nella parte interna del carrello dove, quando l'arma era chiusa, alloggiavano gli salti della canna; quest'ultima era posta sopra una bielletta era collegata al traversino della leva che sbloccava il carrello. Quando si sparava, si è carrello che la canna arretravano unicamente per un breve tratto; la canna si abbassava verso la culatta fino a quando i risalti uscivano dalle sedi svincolando il carrello che continuava il suo movimento. Ancora oggi questo modello di pistola è molto usato. Sicuramente il culmine raggiunto da J. Moses fu il modello 1935 che aveva il sistema di chiusura ,della colt 1911, modificato. In Italia le migliori pistole semiautomatiche dell'epoca erano costruite dalla ditta GLISENTI che produsse il modello BODEO 1889 destinato alle forze armate che divenne la pistola d'ordinanza dell'esercito. Aveva però un problema: era poco robusta e sparava cartucce di potenza inferiore. Fu sostituita, come arma di ordinanza, dalla Beretta 1915 che aveva canna fissa e carrello-otturatore rinculante ed era prodotta dalla ditta omonima. In Italia era, e tutt'oggi lo è, la provincia bresciana a detenere il primato di industrie dedite alla produzione di pistole. Tutti modelli che sono stati citati finora, avevano il sistema di scatto a singola azione cioè che dopo il primo sparo era necessario e al mare la pistola manualmente. Fu del 1929 che una ditta tedesca commercializzò la pistola semiautomatica a doppia azione chiamata modello PP che, nei due anni successivi, fu migliorata con il modello PPK era più piccola della precedente. In questo tipo di pistola l'armamento del cane per sparare il primo colpo avviene mediante l'attrazione del grilletto. Il modello migliore fu creato nel 1937 ed era chiamato HP(o P38) e fu utilizzato dall'esercito tedesco. Dopo la fine della seconda guerra mondiale i miglioramenti sono stati continui soprattutto grazie alla creazione di materiali speciali e donarono alle pistole maneggevolezza, resistenza e leggerezza ottimali. Oggi, le pistole da difesa, possiedono tutte il sistema di scatto a doppia azione del primo colpo, un grande caricatore e i comandi ambidestri.


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